venerdì 7 settembre 2012

Sogni con la erre moscia.



Faccio parte della generazione che ha vissuto il passaggio dall'insegnamento della lingua francese a quella inglese nelle scuole pubbliche.
Quando frequentavo le scuole elementari stava avvenendo il passaggio e si decise che un'ultima classe avrebbe studiato francese e non inglese, la mia. Così il mio primo contatto con le lingue straniere avvenne con quella francese e mi scoprii affascinata dalle sue sonorità e particolarità.
In quel periodo la mia sorella maggiore decise di iniziare a collezionare delle guide turistiche che uscivano in allegato ad un quotidiano. Tra le decine che comprò io ne sfogliai sempre e solo una, fino a consumarla, fino ad impararla a memoria. Quella di Parigi.
Osservavo smarrita le immagini dei bistrot e dei tavolini al di fuori di essi così vicini tra loro, sognavo di poter camminare sotto Notre Dame e di mangiare una crepes andando al Louvre e così per anni.. fino a quando a 21 anni ho fatto una cosa che mai avrei pensato di poter fare. Ho firmato un foglio che mi ha fatto rimanere a Parigi per cinque mesi in Erasmus.
Il tutto a seguito di liti con mia madre che non accettava la mia scelta, la sua apprensione morbosa ed il suo attaccamento incondizionato a me non glielo facevano accettare.

Sono partita.

Cosa sia l'Erasmus bene o male tutti lo sanno, anche i non universitari. Grazie all'Unione Europea si ha la possibilità di studiare per un periodo che può andare dai tre ai dieci mesi in una università europea, con successivo riconoscimento degli esami sostenuti all'estero una volta rientrati a casa.
Sono giovane, giovanissima, ma dubito che in tutta la mia vita riuscirò a vivere un'altra esperienza in grado di regalarmi tante emozioni. Quello che ho vissuto, imparato ed assaporato in quei mesi mi è rimasto tatuato addosso e difficilmente credo che lo troverò altrove.

Mi sono regalata uno stato di presenza a me stessa, ho fatto tesoro di ogni insegnamento, di ogni luogo comune abbattuto, di ogni conoscenza improvvisata e divenuta in meno che non si dica fondamentale.
Non passa giorno in cui io non mi riveda nelle immagini cristallizzate di quei mesi che, inevitabilmente, diverranno muto metro di paragone per ogni inverno a venire. Mi rivedo nei sabati notte infiniti allo squat Oxi, nelle sangrie ad un euro, nelle prime mètro del mattino aspettate tra un bacio alcolico e l'altro. Mi rivedo nella notte di lacrimogeni ad altezza uomo, negli striscioni preparati da un giorno all'altro per occupare l'Arco di Trionfo contro il DDL Gelmini, mi rivedo correre sotto la neve senza giacca alla ricerca di un taxi per raggiungere un treno già perso.
Rivedo casa mia invasa da gente di cui ricordo la metà dei volti, mi rivedo addormentarmi distrutta al fianco di una persona che avrei voluto non trovare più al risveglio. Risento ancora i tuffi al cuore di alcuni sms, di alcune sorprese.
Ritorno ai primi treni del mattino (che ore erano, le 6?) per tornare a casa a Parigi, alle mezz'ore infinite sulla linea 7 direzione La Courneuve, al vociare del Marché aux Puces, alle ore sdraiate al Jardin du Luxembourg, alla Francia attraversata in pullman sotto la neve solo per rivedere una persona. In fondo la Svizzera non era poi così lontana, no?
E ritorno ancora alle cene sul Canal Saint Martin, a quella notte di neve nella stazione di Chambery, al faro della Tour Eiffel che nelle sere serene si vedeva anche dalla mia finestra, al coraggio di uscire in pigiama ed attraversare così Parigi in Mètro, alle lezioni di parolacce degli amici francesi.
Quelle notti belle, belle da morire. Quanti kilometri macinati in una città che non posso non portarmi dentro, una città che ho sentito mia, finalmente su misura.

Una città che ti plasma e ti forgia.

So perfettamente che sarei stata bene ed avrei tratto insegnamenti in qualsiasi altra città del mondo, ma davvero sento di appartenere a Parigi e non riesco ad immaginarmi in nessun altro posto al mondo se non lì.
Al momento per motivi più grandi di me e difficilmente ignorabili ho dovuto accantonare l'idea di partire subito dopo la laurea, arrivata la scorsa estate, ed ho smesso di sbirciare tra gli annunci di lavoro.. ma è sempre lì. E' sempre lì come un chiodo fisso e certe volte questa città in cui vivo, per quanto grande, viva e splendida, me la sento così stretta, fuori misura.. e lo so, ne sono consapevole, io un giorno sarò lì perché nel cassetto, tra calzini e reggiseni, anche io ho un sogno ed ha la erre moscia.



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